RADICALMENTE LIBERI DA OGNI CONVENZIONE

Aborro qualsiasi obiezione di piacevolezza oggettiva , plasmata quest’ultima, dalle convenzioni civili delle società. Quando penso al termine globalizzazione ritrovo il volto speculare di industrializzazione, poi mi sovviene ,appunto, la normale elisione, azione, sistematica, volta a creare un’omogenea massa comune , indistinta, normalizzata. Normata rispetto a quale legge? Quella enologica, una convenzione appunto, formatasi progressivamente con il settore mercantile. Vendita selvaggia di “pezzi” omologhi.
Vi si affollano le grida all’affinamento di taluni lotti sotto al mare, alla bollicina sulle vette altissime….purissime….bombardamento psicologico : pubblicità, marketing. Quanto più è solido l’arbitrario artifizio tanto più si urlerà allo stratagemma commerciale per creare una finta gamma di scelta differenziata. Acceleratori di reazioni enzimatiche, ceppi di lieviti selezionati, aggiunta di sostanze condizionanti, azioni sistematicamente rivolte ad esacerbare delle singolarità gustative ed aromatiche inevitabilmente finte, truccate , manipolate. Se “l’oggetto” appagante, che bramo assaporare, è un prodotto sofisticato, diligentemente guidato da un progetto prefissato, scollego “l’oggetto” stesso dalla sua origine di provenienza, l’uva, la terra. Privando così il vino della sua essenza, sottraggo il nutrimento della coscienza : la verità. Aggirare e schernire la nostra coscienza con dei palliativi artificiali. Godere d’una finzione.
Aborro tali convenzioni, subdolamente, percolate, il vino dev’esser necessariamente vero, successivamente “buono”. Dato che la bontà d’un vino è soggettiva dobbiamo por l’attenzione su talune convinzioni del difetto aromatico e su taluni odori, sommariamente additati come “puzze”, dai pregiudizi. Quest’ultimi vengon così catalogati se non è stato possibile ricondurli ad una nostra personale esperienza. Ciò che rallegra il cuor è la possibilità di ricondurre un determinato odore ad un momento vissuto nella mente d’una determinata persona. Riscoprire un aroma è complicato, si lega ad un ampio contesto, a delle relazioni, a dei momenti, a delle situazioni….insomma al vissuto. In sostanza per degustar un vino naturale bisogna intraprendere un percorso d’educazione sensoriale, che miri ad una libertà gustativa, scevra dalle odierne convenzioni estetiche.
Per raggiungere, assieme, l’obiettivo urge sostituir ogni forma di distruzione microbica vitale, bandire qualsiasi tipo di veleno sistemico, penetrante nella linfa della vite e non, eliminar diserbanti e fungicidi. Mantenere perciò, un’equilibrata dose di rame e zolfo che preservi ed incrementi la fertilità del suolo e del suo strato umifico. La vinificazione è un processo delicato, un ampio lavoro in sottrazione ragionato che saprà accompagnare il mosto nello sviluppo più sincero. Niente processi osmotici, sterili filtrazioni o chiarifiche sgrassanti, nessun truciolo di rovere o gomma arabica emolliente, niente di qualsiasi altro artifizio manipolante. Imprescindibile dev’esser la spontanea fermentazione, lieviti “coltivati” sulla buccia dell’uva nell’ambito della conduzione agronomica durante l’intero anno. Infine una risibile quantità di solfiti per garantirci la gioia d’un prodotto sano ma soprattutto sincero!
Davide Micheletti.
SHABLO – WHAT ABOUT THE MEANING
