RESISTENZA SVIZZERA A DOGLIANI

Vi son luoghi ed anime che vorresti proteggere da questo mondo infame, vorresti che non venissero, a contatto mai, con l’angherie d’enocentrica realtà. Genuina è la lor purezza, nitida e siffatta cristallina la lor visione, cuori che sembran chiedere riparo da compromessi odierni, dai rapporti di scomodo, dalle connivenze egocentriche. Amano la terra e l’onesto operare, una passione, spirituale, da non poter esser compresa senza intimità. Volontariamente in disparte assestati, conservatisi, sino ad oggi, senza alcuna possibilità d’esser sfruttati come solventi o deodoranti. Non eran a conoscenza d’alcuna fiera o distribuzione, trascorsi anni, combattuto, li introdussi ufficialmente, nel mese di febbraio 2020. I vini vengon tutt’ora venduti per la maggior parte in Svizzera. Vado disquisendo de l’azienda agricola Le Roche di Ursula e Marcel Reichmuth!

Massimo Fini, Il denaro Sterco del demonio: <<…Fino al XVI secolo non solo in Europa ma in tutto il mondo gli uomini avevano vissuto sulla terra in regime comunitario. Senza eccezioni. Esisteva la proprietà privata ma era sottoposta a una nutrita serie di servitù, di vincoli, di obblighi molto precisi. Oltre alla inalienabilità della terra, i più importanti, sanciti da consuetudine antichissime che facevano diritto, erano: 1) il divieto di recintare i campi, per permettere anche agli altri membri della comunità l’esercizio di determinati usi civici (di pascolo, di passaggio, di caccia, di spigolatura, di seconda erba, di raccolta delle stoppie); 2) l’obbligo di far ruotare la terra a maggese, cioè di farne riposare, alternativamente, una parte; 3) il divieto di adibire a pascolo le terre arate e di cambiarne la coltivazione senza l’approvazione della comunità. Esisteva inoltre un vasto demanio collettivo che era a disposizione di tutti. In riferimento e merito alla raccolta delle stoppie, punto numero uno: tale raccolta è riservata ai poveri. Le stoppie sono perciò chiamate la parte di Dio. I contadini si opposero a lungo alla sostituzione del falcetto con la più efficace falce proprio perché questa taglia rasente al terreno lasciando sul campo una stoppia troppo corta che lede il diritto di raccolta dei poveri. Altro motivo della persistenza del falcetto sta nel fatto che alla pecora piacciono le stoppie lunghe. Ciò a riprova del fitto intreccio che teneva insieme l’equilibrio economico e sociale del regime tradizionale della terra, il cui scopo ultimo era, come per la tribù, la coesione del gruppo in questo caso la comunità del villaggio…>>

Conservo queste parole da almeno tre anni. Predisponete i cuori, ricavatene una vostra rilevanza spirituale, stringetegli le mani, nella loro corte, nei luoghi della loro essenza.

Alcun fronzolo, Marcel rivolta il carretto: <<…Recentemente ho scoperto la qualifica di vino naturale, ed ho capito che lo produco da sempre. Non voglio modificare alcun parametro del vino, l’unico paramento su cui posso naturalmente intervenire sono i tannini!…>> Faceto, gli domandai se aggiungesse qualche mistura enologica: trucioli, chips di quercia o tannini liquidi! Ironizzò e giustamente dileggiò: <<…Certamente, quelli alla vaniglia o al lampone, adesso vanno di moda!…>> Cooosa?! Com’è possibile?! – Ripetere in sequenza per ben tre volte come nel famoso corto di Aldo Giovanni e Giacomo, Scuola di Polizia con Dexter e Sugar! – Vi son davvero prodotti enologici, legalmente concessi, che aromatizzano!? Marcel furbescamente sorride : <<… Sì sì, i tannini fissano il colore ed illimpidiscono ma quelli di nuova generazione conducono ad un aroma specifico! Indirettamente senza sinteticamente aromatizzare, legando il gusto di cioccolato o ciliegia ai tannini si avvalla la legge che proibisce di aromatizzare direttamente gli stessi! Evitando così la frode in commercio! Dunque tannini aromatizzati! È passato di qui, non molti giorni orsono, un rappresentante…>>.

Se ” l’oggetto ” appagante, che bramo assaporare, è un prodotto sofisticato, diligentemente guidato da un progetto prefissato, scollego ” l’oggetto ” stesso dalla sua origine di provenienza, l’uva, la terra. Privando così il vino della sua essenza, sottraggo il nutrimento della coscienza : la verità. Aggirare e schernire la nostra coscienza con dei palliativi artificiali. Godere d’una finzione!

Marcel riprende : <<…Roche 1999, era un vino da tavola, la repressione frodi mi ha bloccato la cantina! Dovevo togliere l’anno dall’etichetta…e così ci è venuta l’idea di coprire l’annata con il colore. La repressione frodi? vengono già con l’idea che devono trovare qualcosa, se ti va bene spendi poco altrimenti se non trovano nulla rimangono li tre giorni… lo sanno tutti come sono le leggi in Italia, tante interpretazioni e contraddizioni…da qualche parte si pecca sicuramente!…>>

Un cartoncino come biglietto da visita, un cartoncino come bugiardino, contestualmente le annate corrispondenti al rettangolo colorato!

Marcel coltiva ed imbottiglia: dolcetto, quel che serve di barbera, unitamente ai classici, molti altri vitigni interessanti, i quali, al trascorrer dell’anni aumentan in presenza. Necessariamente ogni vino possiede sulle spalle dai tre ai cinque anni, la cantina è ben fornita, sino alla prima vendemmia : <<…cosa serve filtrare se il vino riposa ed affina il giusto tempo? Il Ruset, rosato, esce dopo due anni, unica eccezione, ma si beve nella sua totalità adesso! Dopo sei anni! A volte è più torbido, altre meno…>>.

Perché mai, dannazione, dovrebbe sdegnarci un liquido torbido? Il cervello ci comunica che è genuino, per nulla raffinato! Taluni, nonostante i maturi tempi, porgon sdegno: lobotomizzati enologici, specchio d’una società mondialista.

Marcel incalza : <<…è questo il problema, la brama di guadagnare! Noi non spendiamo quasi nulla, facciamo tutto noi, non abbiamo dipendenti, cooperative, consulenti, agronomi od enologi. Ci vuole esperienza certo, i primi anni bisogna trovare qualcuno che ti indirizzi nei rudimenti! Accompagnare, non intervenire, è molto complicato per la mente umana! Molti non ci riescono! Sono sempre in cantina! Cosa fanno sempre in cantina!? Venti travasi, quattro filtrazioni, ripetute solfitazioni e chissà che altro! Puzza? Va in riduzione? Comprati una botte e lasciacelo dentro!…>>.

Profondamente colpito, sorrisone, minimamente incalzato dalle pressanti tematiche, sbocciò con spontanea purezza. Ardentemente speravo, di trovar nucleo resiliente in Dogliani. Ringrazio sentitamente https://osteriabattaglino.com/ l’Osteria Battaglino dell’omonimo abitato, coloro i quali dopo un ragguardevole pranzo, in un’atmosfera di decennale amicizia, mi spedirono dallo strampalato Marcel!

Marcel riprende : <<…Uscire dopo un anno per vender il dolcetto a tre euro!? Esco come minimo dopo cinque anni, mi riservo l’adeguato tempo ed il corretto prezzo, li vendo a dieci euro circa! Potrei venderli molto più cari, invece voglio che i miei vini possano esser bevuti da tutti! Non voglio far vino per i ricchi! Non produco vino con la brama di venderlo, molte persone della zona sono nate in queste realtà ma vorrebbero far il meccanico, l’elettricista, e producono vino con risentimento, come fossero obbligati!…>>.

Marcel ironizza: <<…Morirò come Van Gogh! Povero in canna, probabilmente, tra molti anni il mio vino verrà venduto a cifre spropositate. Ad oggi il mio vino non è riassumibile nello stereotipo del dolcetto, non dev’esser inserito in quel contesto di mercato di paralisi mentale…>>.

[ Mai un oggetto il quale debba il suo valore esclusivamente alla propria qualità di mezzo, alla sua convertibilità in valori più definitivi, ha raggiunto così radicalmente e senza riserve una simile assolutezza psicologica di valore diventando un fine ] G. Simmel, Filosofia del denaro. Tratto da : Massimo Fini, Il Denaro Sterco del Demonio

Etica, morale, spalle solide, fiduciosamente testardo. Come dardi nell’anno delle bugie, degli egoismi e degli isterismi ipocondriaci. Per decenni Marcel non ha avuto psicologici sostegni. Nel cognome di Marcel è insito il coraggio! La contestuale traduzione-scissione riporta Reich come ricco mentre Muth coraggio giustappunto. Ecco un uomo ricco di coraggio!

Massimo fini, Il Denaro Sterco del Demonio: […La più concisa definizione dello spirito del capitalismo in contrapposizione a quello tradizionale me l’ha data mio cugino Valerio Baldini, che ha vissuto a lungo in Sudafrica, una volta che percorrevamo il Ciskei, un bantustan nero, fra huts decorose e campi ben coltivati ma solo in parte: «Vedi, la differenza fra il bianco e il nero è questa: che il nero, se ha un campo, lo coltiva per quanto gli basta, il bianco lo coltiva tutto». Il borghese, il mercante opera una rivoluzione, ribaltando la mentalità tradizionale e, per la verità, anche venti secoli di storia del pensiero occidentale e orientale: «non è una virtù accontentarsi di ciò che si ha». Non che lo spirito di conquista fosse mancato fino ad allora agli uomini, ma riguardava solo alcuni individui piuttosto eccezionali e soprattutto si era diretto nei settori della politica, del potere, della guerra, delle esplorazioni, del pensiero, della scienza, mentre adesso nel mercante, nel borghese, si orienta quasi esclusivamente sull’economia e diventa spirito di acquisizione. È il denaro ciò che si vuole. Scrive Sombart: «Per costoro il denaro viene a trovarsi al centro di tutta la loro attività. Nel denaro essi scorgono il vero, anzi l’unico fattore di potere, perché non conosco un altro potere al di fuori della ricchezza…» […] Si apre la caccia al denaro, questo simbolo di valore assolutamente astratto…]

Marcel sospira arcigno: <<…Doc o Docg? Ti obbligano a pasticciare per rispettare i parametri, le condizioni imposte comportano l’aggiunta di additivi! Sai cosa ho fatto? Vino da tavola! Purtroppo non esiste Piemonte IGT come in altre regioni d’Italia. Ogni anno porto i vini in commissione, ed ogni anno, come naturale che sia mi criticano i parametri, secondo la logica enologica, sballati. Sottolineano, esterrefatti, la troppa o la troppa poca acidità per non parlar di tutti gli altri valori! Domandandogli qual ricetta debba seguire, loro, come dei medici, prescrivono sul foglietto, quali sostanze aggiungere o modificare con questo e quest’altro! Peccato che io non voglio modificare alcunché! È ancora vino poi!? No, ma una bevanda con alcool…>>.

Ogni loro vino ricavato, proviene da una fermentazione alcolica spontanea tramite i lieviti ambientali e le colonie indigene di cantina. Nessuna porcheria enologica, men che meno filtrazioni o chiarifiche. Le lavorazioni a freddo delle bucce le lasciamo ai prestigiatori. La solforosa totale in bottiglia si aggira tra i 20 e i 40 mg/l.

Sforna dal cilindro un dolcetto del 2003, l’annata più calda di sempre, scalpita, giovincello, dal materico e scanzonato passo, ruvido è colui che serra la soleggiata feria zuccherina! D’una succulenza leggiadra, pungente, piccante e misteriosa come quel vento che sfila le pietre dei muretti a secco, sfida l’arder del focolar allegro. Nei bassi strati aleggian nubi ed istinti, ricamo di velluto trama di fustagno.

URSULA & JOSEF MARCEL REICHMUTH – LE ROCHE : DOLCETTO ” CRSTA ” 2003

Italia-Piemonte-Dogliani. Dolcetto 100%. Tutta la fermentazione sulle bucce, cinque anni d’affinamento, all’interno d’una vecchia e capiente botte di legno. Crsta: Cresta, ovvero il bricco della collina. Cru prodotto solo nelle migliori annate, quelle roventi con il sole a picco! La 2003, l’ultimo sole di Luigi Veronelli, fu difatti incandescente, ad oggi fortunatamente imbattuta. Curiosità: due dei migliori vini ottenuti, provengono da millesimi climaticamente ardui e sofferti, mi riferisco alla speculare 2014.

Antonia Pozzi, Morte di una stagione, Pasturo , 20 settembre 1937 :
[ Piove tutta la notte sulle memorie dell’estate.
A buio uscimmo
entro un tuonare lugubre di pietre
fermi sull’argine reggemmo lanterne
a esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
sui fili fradice immote
spiare cenni arcani di partenza-
e le specchiavano sulla terra
le fontane dei volti disfatti ]

Nessun pesticida, fungicida, diserbante o concime sintetico sin dai primi anni ’90. Incontra numerosi obiettori ideologici, anni di netta sopravvivenza, è dal ’93 che lavora con i medesimi criteri. Vessato, poteva abbandonare il campo, deriso, in procinto di ritornare in Svizzera. Un sentimento di solitudine in un gregge di pecore. Fu allora che s’accese in lui un lume di speranza! Alcuni giovani studenti di Pollenzo delle scienze gastronomiche, vennero, quasi timidamente, in visita. La vicinanza dunque, delle nuove generazioni, gli diede un rinnovato stimolo.

Marcel sottolinea :<<…Se nessuno ti parla come fai? Come si fa a cambiare? Perchè fai questo? Perchè usi queste porcherie? Tutti ti rispondono che hanno ascoltato il consiglio del loro amico, ho visto come fa il mio vicino, ho sentito che si fa così…e similari! Non va bene, bisogna osservare e ragionare! Da soli, correndo il rischio di sbagliare!…>>.

Negli ultimi anni, la generazione sgamata, di vignaioli, s’affaccia con le spalle coperte. Il consulente bio-pio, gli avvia l’azienda ricalcando “la sicura via”, loro, certamente posseggono qualche soldino in tasca ed investono. Necessaria può divenir una prima consulenza, successivamente bisogna confrontarsi, poi è doveroso arragianrsi, senz’esser bloccati dalla paura di sbagliare. Se dovesse capitare, pane e cipolle in vista della nuova vendemmia, la terra senza cibo non ci lascia mai.

Marcel mi sorprende: <<…Ho un vitalizzatore, lo utilizzo quando imbottiglio, il vino lo attraversa, viene di solito adoperato per rivitalizzare l’acqua…sono due cerchi, uno grande ed uno piccolo, rispecchiano la sezione aurea. È un tubo d’acciaio che fa due giri, uno più largo e l’altro più stretto come circonferenza, come se fosse una spirale, una coclea! L’anfora, l’uovo, i tini troncoconici, tutti contenitori che ne rispecchiano la proporzione, io ne utilizzo alcuni…>> Marcel aggiunge : <<…Qualcuno dice che sono stregonerie, altri pensano che aggiunga polverine, di nascosto, raccontando fandonie!…>>.

Marcel tiene a fornirmi un esempio concreto: <<…Ho messo una piccola parte di mosto nella mia unica anfora, la prima annata è stata la 2016. Nel 2018 quello che ho messo in anfora era rimasto dolce, successivamente ha ricominciato a fermentare mentre quello messo nelle barriques non ha più progredito. Ciò non è casuale, il mosto è stato sempre nello stesso luogo, alle medesime temperature, dunque alle medesime condizioni, solamente in contenitori diversi…>>.

Le anfore? Contenitori di terracotta dalla caratteristica forma, rispecchiano la geometria della proporzione aurea, rimanendo esenti da campi elettromagnetici, noto come il fenomeno della gabbia di Faraday. Il liquido all’interno dell’anfora riposa correttamente, rispecchia, armonica, le vitali leggi della natura, materna e feconda.

Tutt’oggi permangono considerevoli tematiche, per nulla riconducibili al pensiero unico della scienzah del controllo lineare, il Dio dei nostri tempi. Tematiche di cui possiamo disquisire ed osservare senza razionalmente incasellare, dobbiamo unicamente porci una scelta: seguire ciecamente il pensiero unico, come atto di fede o porci in senso umanistico, logico, dunque critico, verso ogni sorta di verità preconfezionata. Le persone aggrediscono, hanno paura. Le persone deridono, insultano, screditano, quest’ultime annusano l’imminente confronto con le proprie errate convinzioni, vite da ripensare, scuse da porgere. Frequente è la prassi, in ambito scientifico: osteggiare le verità scomode, non confutabili, confutandone l’erronee spiegazioni.

URSULA & JOSEF MARCEL REICHMUTH – LE ROCHE : ” LADIV ” 2011

Cinque giorni di buccia, un anno in barrique, successivamente botte grande! Scoprii l’arguto ingegno con il famoso Jakot di Radikon, fatene tesoro, scoprirete cosa reca in serbo questo Ladiv! Una lama tartarica tropicale, per nulla fuori contesto con una dinamica piuttosto salina. SPUNTINO: unite la crema di ceci con la crema di semi di sesamo neri tostati ( tahina ), aggiungete, a crudo, un trito fresco di zenzero e menta. Biscottino? Certamente! Base come incolla ingredienti? Spatolata di burro all’aneto, dadolata di papaya caramellata ed una spolverata di palestinian za’atar! Cos’è quel diavolo di condimento palestinese? Timo secco, semi di sesamo, sommacco e sale!

Christian Bobin, Abitare poeticamente il mondo: <<…La natura, la verità la bellezza, la dolcezza, la lentezza che sono state danneggiate sono solo indietreggiate e diventano un po’ più difficili da cogliere, da vivere. Troppo male è stato compiuto, ma non è irreversibile. Non credo all’irreversibile. Rimango molto fiducioso e lo sarò sempre, l’umano nel profondo è invincibile, incancellabile. Torneremo alle cose vive e vere. Ma per questo, occorrerà che si raggiunga il punto di estrema stanchezza. Occorrerà che non si possa fare altrimenti. L’uomo di oggi non è più cattivo di quello di ieri, è soltanto più smarrito…>>

URSULA & JOSEF MARCEL REICHMUTH – LE ROCHE : ROSATO ” RUSET ” 2014

Ruset 2014: Rossetto? Guardatene il colore e poi ditemi! Un vino “rosato” ottenuto dalla miscela d’uve rosse e bianche, prodotta unicamente per via di questo sciagurato millesimo, il quale tuttavia ha riservato grandi godimenti! Il clima che ricorderemo come uno dei più umidi e piovosi di sempre! L’uve rosse non hanno potuto maturare a sufficienza, la varietà bianca , possiede normalmente caratteristiche molto fresche, figuratevi in questo millesimo. Una delle varietà adoperate possiede pochi tannini e molto frutto, vinifcata in bianco assieme ad una buona dose di dolcetto e barbera ed ovviamente la varietà a bacca bianca! Tutta la sopravvissuta uva che non era marcita per via della pioggia.

Bevete vini rosati invecchiati! Possiede oggi ben sei anni! Ne gusterete appieno l’anima e l’essenza dei luoghi, delle genti e l’animi che l’hanno creato! Salina l’ossatura, saporita, senza alcuna reminiscenza del frutto! Qual confetto all’arancia artigianale può competere?! Arance sanguinelle disidratate, buccia caramellata di pompelmo rosa e scaglie di sale maldon! Di quella tinta e sapore che solo questa rossa palla, al tramonto sfocata, dalle tremule nubi di Novembre, può equiparare. Visciole ed infuso di cannella.

URSULA & JOSEF MARCEL REICHMUTH – LE ROCHE : DOLCETTO ” RIVOLUZIONE ” 2005

Italia-Piemonte-Dogliani. Dolcetto 100%. Tutta la fermentazione sulle bucce, cinque anni d’affinamento, all’interno d’una vecchia e capiente botte di legno. Molti meno rimontaggi rispetto alla 2003, un millesito la cui canicola non fu così rovente. Le uve non sono solo quelle dei bricchi ed è prodotto in tutte le annate.

Antonia Pozzi, Presagio, Milano, 15 novembre 1930: [ Esita l’ultima luce fra le dita congiunte dei pioppi- l’ombra trema di freddo e d’attesa dietro di noi e lenta muove intorno le braccia per farci più soli- Cade l’ultima luce sulle chiome dei tigli- in cielo le dita dei pioppi s’inanellano di stelle- Qualcosa dal cielo discende verso l’ombra che trema- qualcosa passa nella tenebra nostra come un biancore- forse qualcosa che ancora non è- forse qualcuno che sarà domani- forse una creatura del nostro pianto-

Vi lascio con quest’ultima riflessione, la quale specchia, a mio parere, l’ideologia figurata di Marcel e di tutti i contadini resilienti, che oggi combattono fra le nostre fila.

Fini Massimo, Il denaro «Sterco del demonio»: […Con la rivoluzione industriale si stacca concettualmente e fittiziamente il lavoro (cioè l’energia umana) dalla persona che lo compie e lo si oggettivizza, allora il lavoro diventa effettivamente una merce, che può essere comprata e venduta liberamente come tutte le altre […] È in questo momento che si ha il mutamento radicale. Nota Karl Polanyi: <<Non spetta alla merce decidere dove essa dovrebbe essere offerta in vendita, a quel fine dovrebbe essere impiegata, a quale prezzo le si dovrebbe permettere di cambiare padrone e in quel modo dovrebbe essere consumata e distrutta>>. Il primo a rendersi disponibile come forza-lavoro per la fabbrica fu il proletariato rurale, preso nella morsa della rivoluzione agricola e di quella industriale. Le disperate condizioni di vita operaia durante la prima rivoluzione industriale, la sordidezza degli slums, l’abbruttimento fisico e morale provocato dallo sradicamento di un uomo che aveva perso tutti i suoi punti di riferimento, la propria identità, la dignità e l’appoggio di quel tessuto sociale integrato che gli aveva reso possibile l’esistenza nella campagna[…] Lo sviluppo industriale si compì in modo così rapido in Europa e, in seguito, in America, che quasi non ci si rese conto della necessità di proteggere e conservare l’elemento umano della produzione…]

Abbiate il coraggio di dissentire, sempre! Stay Tuned!

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