TRE I NATURAL CUSTODI DELLA TERRA DEI DORIA

Di carugi e scasasse, d’atelier e botteghe vi posso figurare, di poeti ed artisti vi si può narrare. Claude Monet, ne ritrasse luminare, la facciata del borgo medievale! Nel cuor della Val Nervia la casata dei Doria, converse gli egregi sforzi nell’eriger fortezza! Il romanico ponte del 14° secolo orchestra una sottil brezza frizzante, la qual scompiglia, ad ogni angolo, l’estasiato viandante! Di qual gemma mi appresto a disquisire? Di Dolceacqua ovviamente e delle sue meravigliose genti!

Misteriosi i vicoli completamente bui nel pien di mezzodì, altri, di luce riflessa, son squarci cesellati. Oltre la schiena d’asino in pietra, nella cosiddetta Tera, lanterne ed antichi luminari a rischiarar i passi. Aleggia perenne, nei medesim budelli, l’umida frescura! Tre di Giugno e la stazion climatica annunciava rovesci e cieli plumbei, nell’aere un eco : dissetate l’anima con del Rossese! Deliziate il corpo con uno stufato di capra e fagioli bianchi di Pigna! Giornate di diluvi e sprazzi d’inusitata luce solare in un contesto primaverile alle porte del solstizio d’estate!

D’un amore smodato vi voglio raccontare, partii con una sola certezza : cercavo il rinomato vino di Dolceacqua, cercavo coloro che mi avessero restituito l’amore profuso. Volevo trovar l’artista sincero, andavo domandando chi produce il vino vero? Una lista da chiamare ed incertezze da vagliare. Molti artigiani anziani radicati nell’epoca industriale, alcuni giovin, per le strade “convenzionali”, altri dispersi, alquanto irraggiungibili. Ecco la casuale, quantomai calzante, succession d’eventi.

Blanda rassicurazione superficiale, la verde foglia europea, vino ed olio biologico prodotti in azienda, un agriturismo ed un sito vetusto d’una decina d’anni. L’incontro : un uomo d’un pezzo, l’amor viscerale per la sua terra lo riporta in vigna ad una veneranda età, l’amor profondo per la moglie ed il nipote lo sostengono. Ci accoglie nella sua umil cantina con l’espressione più dolce e benevola ch’io abbia mai potuto legger su volto d’uomo : Adriano Maccario dell’azienda agricola il Bausco! Qual amaro dispiacere, Adriano ormai anziano, è senza seguito purtroppo. Storie travagliate di dolori e sacrifici, purtroppo la 2017 fu l’ultima vendemmia ufficiale, continuerà ora a produrre per il personale autoconsumo. Le sue centenarie vigne, godono di prodigiosa salute, condotte da sempre senza pesticidi o diserbanti (rame, zolfo e coadiuvanti che noi oggi definiamo biodinamici) assieme alla sua fertile terra equilibrata sarà data ora in affitto ad un’azienda diversa. Rallegriamoci comunque di questo prezioso liquido travolgente.

ADRIANO MACCARIO – IL BAUSCO : ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC 2016
Vigne sanissime, a volte zolfo e rame, fermentazione spontanea da lieviti indigeni, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, So2 totale 22 mg/l.
Vendemmiato non in unica soluzione! Una vendemmia scalare di cinque raccolte per giunger alla perfetta maturazione d’ogni particella! Cinque tini d’acciaio ed il successivo assemblaggio. Nelle diverse parcelle, l’uva raccolta, vien vinificata a volte coi raspi per quanto riguarda il Rossese!

Cheraintus Allionii, hesperis matronalis ed epidendrum radicans! Rigorosamente latina è la benedizione da sgargarozzare! Esoterismo d’una rigorosa bellezza apollinea! Il dionisiaco riprende il sopravvento, l’insinuar alloro e l’avviluppar pimpinella, pongono le olfattive mucose in estasi. Prepotente il corroborante infuso di pepe lungo e mirtillo nero disidratato proposto all’incredulo viandante nella terra dei Doria! Chapeau!

ADRIANO MACCARIO – IL BAUSCO : VERMENTINO VINO BIANCO 2017
Fermentazione spontanea da lieviti indigeni, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, So2 totale 26 mg/l.
Ed infine quel piccolo prezioso tesoro, pochi filari d’un biotipo di vermentino disperso, estremamente sostanzioso senza alcun vaneggiar tropicale, un solo tino in acciaio da 150 litri per il consumo familiare ed una bottiglia in meno per potervela raccontare! Entusiasmo e verità, sapienza e tradizione, una prassi di saggezza ordinaria, d’antica custodia : vino bianco macerato! Questo vermentino per l’appunto gode d’una macerazione sulle bucce di 5 giorni…perchè!? Il vignaiolo è un signore anziano, non bada certo a fronzoli, non dovrebbe esser avvezzo alla moda del momento…gli “orange wine”! Ecco a voi la banale risposta geniale : il vino bianco non esiste! L’uva è gialla il vino è giallo, i vini gialli macerati non sono una moda. Vi era e vi dovrebbe esser oggigiorno un solo modo per ottener la fermentazione alcolica : l’uso dei lieviti indigeni nell’ambito d’una fermentazione spontanea! Ecco che la natura vi aiuta dato che è nostra sostentatrice : la macerazione! Breve o protratta questo sarà vostra discrezione discernere. Ecco una via sicura per ottener un vino serbevole, spontaneo e radicale senza l’uso dei mortiferi lieviti selezionati : la macerazione della buccia d’uva nel mosto.

[ Dolce è la spuma di risacca che lambisce coste battute,
sordo è il frangente che impetuoso s’abbatte.
Annuncia burrasca Il fosco nembo
scrosciante, l’argentea piena, dilava maestosi fior di passiflora.
L’afror d’acacia presto fonderà il corbezzolo e gli umidi aghi di marittimo pino alle compatte siepi di lantana.
D’avorio la marina pozza evaporata, grezzi i salmastri cristalli, come scheletro di ciò che un tempo diluito riempiva.
Ora è il vento, ad ondeggiar tamerici come corpi sinuosi, nella tiepida ghiaia, rivolti, agli argentei flutti squassati ]

Il giorno seguente, l’ancora, la salvezza, la scialuppa di salvataggio qualora il viaggio non avesse dato i frutti ricercati, parlo d’una leggenda e d’una donna ammirevole : Antonio Perrino dell’azienda agricola Testalonga e di sua nipote Erica Perrino la continuità di questa straordinaria realtà!

Credo che l’atteggiamento propositivo di total ed aperta confidenza sia conseguenza dell’amor condiviso con le genti del luogo salutate…ciò smosse qualcosa nel cielo di Dolceacqua! Verso sera, dopo la straordinaria giornata passata all’enoteca Re con Nino Perrino, il Dottore e l’intimo amico Josè, tornavamo verso la base. A proposito, prima di proseguir nel racconto, voglio render omaggio con un’umil menzione a Josè Saccani! Mai potrò scordar la straordinaria bontà con cui ci accolse nella sua dimora, la bellezza della vita nel suo generoso sguardo, la voglia di condivider ciò che riteneva caro con chi avesse potuto comprenderne il valore ed il significato reale. Accomodati nel salotto, preparati i napoleon, Josè ci spiega : << Cognac di circa 100 anni, un fustino di circa 20-25 litri fu sottratto dalle cantine del Principe di Monaco tra il 1940 ed il 1943, e già era vecchio allora…non so come sia giunto ad un mio zio, ai tempi cittadino di Monaco poi estradato in Italia. Tale fustino venne conservato per tutto il tempo di guerra da un suo cognato cittadino di Monaco. Finita la guerra, nel 48’ circa, venne portato in Italia e qui imbottigliato e conservato fino ai giorni nostri, dove purtroppo vide la sua fine! Fine gloriosa in quanto noi ne siamo stati gli autori…>>.

Completamente soggiogati da cotanta bontà ed altrettanta finezza arriva per noi l’estasi finale…è si, perchè Josè è un artista, si diletta nel dipinger e crear poesie!

DOLCEACQUA
Ti ergi a cavallo del Nervia
il ponte Romano funge da sella.
Il Castello, Maniero,
simbolo austero.
Fondata dai nobili Doria,
dell’Italia, hanno fatto la Storia.
Paese decantato, dipinto,
d’artisti famosi nel mondo,
il vino “Rossese”, “Re dei vini, vino dei Re”,
ospitale per vocazione,
turisti arrivano a frotte.
Clima, mitigato dal mare, protetto dei monti,
richiama gente dal Nord. I figli che girando il mondo,
in largo, lungo e tondo,
hanno visto il brutto, il bello,
a finire il viaggio, scelgono l’ombra del Castello.
Soddisfa banali, severe pretese.
Ringrazio Dio,
ad abitarlo, ci sono anch’io
[ José Saccani ]

Ammaliati di bellezza, nell’onda emotiva generale, Nino non è da meno, ci versa un calice della sua preziosa grappa, fatta con le sue vinacce di Rossese appunto! Chapeau ragazzi qual goduria in questo pomeriggio surreale!
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Vermentino Testalonga e la verticale dal 2016 passando per il 2015-2013-2012-2011. Ogni singola annata è strabiliante, la 2013 spezza il filo conduttore delle altre annate. Il cinquantesimo anno di vendemmia di Nino Perrino è ora celebrato!

VERMENTINO ” TESTALONGA 50′ ANNI ” BIANCO 2011

Fermentazione spontanea da lieviti indigeni, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, So2 totale circa 30mg/l.
Carburo Renano? No! Nemmeno Italico, ”solamente” vermentino anni luce distante da ciò che convenzionalmente vien esacerbato dall’aroma di banana e tropical! Testa…di fiammifero acceso! La luce nel buio del vermentino italico ! Pochi gli affilati profili salmastri, ora ne godiamo appieno assieme a questo turbinar essenza di roccia e rugiada, umida, indissolubilmente focaia come lo sfregar pirite contro selce! Felce, nepitella, dragoncello il passaggio della dilavata costa soleggiata. Indelebile.

ROSSESE TESTALONGA DOLCEACQUA DOC 2015
Fermentazione spontanea da lieviti indigeni, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, So2 totale circa 30 mg/l.

<< Il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamar bella una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla >> Immanuel Kant

Sferza incurante la sua vitale iridescenza, trattasi d’una selvaggia levità lussuosa che ricorda la celebre frase : pungi come un’ape, vola come una farfalla! Un liquido odoroso altamente incoerente, dato che supera ogni più rosea aspettativa, unisce e crea consenso la solar macchia mediterranea. Penso sia, la consapevolezza diffusa, tra il vignaiolo ed il liquido odoroso scolpito, il segreto del suo popolare godimento, il valore di entrambi è a loro ben noto e reciproco, è solido, per questo massiccio e totalizzante nel suo esser saggiato da chiunque presti cuore ed attenzione! Chapeau!
Composta di sambuco, more di gelso, silene trinciato e timo limonato! Cangiante!

ROSSESE VIGNETI D’ARCAGNA 1983

[ Passo dissoluto senza alcuna indecisa giunta,
non badi solstizi o congiunture,
figlia d’arte sorvoli svelta queste chiome
ne riconosci nodi e vitale linfa.
Vetusto è il campo a cui torni
Resiliente la guida a cui ti affidi
Uniti, fieri, oggi come ieri il Rossese Testalonga è un’inebriante leggenda ]

Immaginate l’impavida sfida e l’immane sforzo, anni 80’ produce ed imbottiglia rossese. Pura è la tradizional resistenza, amor viscerale per ogni gesto, il viver delle genti il frutto raccolto. La coscienza di ameni luoghi vissuti riporta alla famiglia dell’autoconsumo ed all’eccezione di questo straordinario vignaiolo che incarna entrambi gli aspetti.

ROSSESE “TESTA” VINO ROSSO 1980
Odor di sgrutto all’interno della cantina crotto, una vetusta patriarcale scagna di ciliegio, una manciata gli amici commensali. Attoniti, prima che egli officiasse il pranzo, prima del suo frugale annuncio solevan deliziarsi immaginando leccornie, che a breve, sicuri, avrebbero assaporato. Tortelli di barbabietola e carbone vegetale l’impasto, il ripieno è altresì una purea di resinose giuggiole ed alchechengi croccanti!
Acqua di timo essiccato, soluzione di tamarindo, definir ittiolo e ricalcar alloro. Vi ci vogliono le caramelle vicentini ed una riduzione di salsa teriyaki per strippare definitivamente!
Mettetevi l’elmetto ed accendete il faro sopra d’esso, nella miniera di carbone, nelle grotte di calcare troverete il dionisiaco liquido odoroso, un’ipnotica fonte di smerigliata trasparenza antica. Chapeau, che il viaggio continui, per tutti noi!

Ma riprendiamo il precedente punto! Percorrendo i carugi verso la base, vi si rincorrono una moltitudine di porticine a volta, impolverate, prima del nostro portone, chiuse da chissà qual tempo immemore. Quel giorno in una di quelle porte v’era un uomo! Quest’uomo si chiama Giacomo Morscio!

Imbottiglia per gli amici ma la maggior parte finisce sfuso nel suo bar in centro a Dolceacqua! Il Bar California! Giacomo stava aggiustando uno stipite. S’era ripromesso di farlo da tempo! Di sbieco intravidi una serie di damigiane ed una catasta di tini e tubi…secondo voi cosa feci? Gli domandai : <<…Salve! Lei produce rossese?…>> Giacomo : <<…Ciao, io…si…diciamo di si…>>, Io : <<…ah! e come lo produce questo vino? Li aggiunge i lieviti? In vigna? Solfiti ne mette?…>>. Non faccio in tempo a produrre tutta la mia sequela di domande che mi interrompe! Giacomo : << No, no, il vino è tutto naturale, non ci faccio niente! Non ho nemmeno i filtri o le pompe! Non aggiungo neanche un milligrammo di solfiti ed in vigna zolfo e rame! Fermentazioni spontanee certamente!..>> Centro! Un colpo di cannon improvviso a ciel sereno! In Men che non si dica siamo al Bar California nella centrale piazza, quasi di fronte al monumento della Pastorella con la Capra! Prosegue una calorosa ed incredula chiacchierata con tutta la sua famiglia, che nel periodo estivo si avvicenda. Surreale, in un bar-osteria, di quelli veri, d’un tempo, a parlare di vigne e filosofie culturali! In ogni caso Giacomo, indeciso, tra il curioso e l’incredulo…si stava chiedendo da che parte sbucassimo e perchè noi dessimo così tanta importanza al suo “semplice” vino, venduto sfuso per gli abituali clienti! Le vigne son estremamente vicine al castello di Dolceacqua, completamente terrazzate volgon il loro anziano sguardo al marittimo sole dell’entroterra.

GIACOMO MORSCIO – ROSSESE VIGNETI MARIA ADDOLORATA 2016
Rosă – Rosae – Rosārŭm disse il popolo latino d’antica stirpe, stolti moderni italici de li occhi strumento cieco rendono sovente , i più guardano, senza vedere! Francofoni, i vicini, con enfasi richiedono : << Oh Rosé! merci rosè est fabuleux >> ed il turista del Nord Europa che spesso bazzica nel rinomato borgo : << Vielen Dank! Roséwein! >>. La sacrosantissima buccia è rimasta a bagno nel mosto per circa 20 giorni! Ol Rüs in lingua madre! Probabilmente questo è il campione più traslucido, di passionale animo grignolinesco ch’io abbia mai saggiato in terra dei Doria!

Leggiadra acidità volatile cesellata, rimembri primavera ed un’estate da iniziare! Glicine a fronde e grappoli sopra al vostro capo, un roseto rampicante ed una striscia di maestosi giaggioli smossi al vento! Composta di sambuco, fior di lavanda e ribes rosso la vostra scarica glicemica mattutina. Infuso di karkadè e pepe bianco il corroborante distensivo! Spero che riusciate a proseguite voi questa splendida giornata luminosa! Chapeau!

Un sentito ringraziamento a tutti i vignaioli che hanno reso possibile questi felici incontri. Viaggiate e lasciate che il vostro buon cuore sia sereno ma soprattutto libero, felice di spianarvi la strada verso i più bei incontri della nostra esistenza! L’avventura Uvanatura continua! Stay Tuned!